Non si e’ finito di parlare della guerra dei formati e di prendere famigliarita’ con il Blu-Ray che gia’ si pensa al “dopo”.
All’universita’ di Swinburne, il team diretto dal prof. Min Gu, sta’ portando avanti la ricerca per riuscire a portare la capienza di un formato standard CD fino al petabyte. La ricerca e’ finanziata dalla Samsung e si spera che dia frutti almeno nei prossimi 5 anni (il tempo di “vita” stimato per il formato Blu-Ray si aggira, appunto, tra i 5-10 anni).
L’idea tecnologia di base sfrutta le potenzialita’ delle nanostrutture (attraverso la loro polarizzazione) e del multilayer. A tale proposito, James Chon, membro del team, spiega:
Un CD ha uno spessore di 1,2 millimetri. Le informazioni sono memorizzate in uno strato spesso meno di un micron. Dunque, il 99.9 per cento dello spessore e’ sprecato. Gli attuali DVD a doppia faccia gia’ impiegano fino a 4 livelli, ma il team ha subito dimostrato che possono facilmente essere incrementati: i ricercatori ne hanno inseriti 52.
E, conclude il prof. Min Gu:
Si tratta solo di prove per dimostrare i principi. Se solo avessimo voluto, saremmo potuti arrivare a 200, anche a 300 livelli”
Se questa tecnologia trovera’ effettivo sfogo nel mercato, si dovranno rivedere, nuovamente, standard d’uso e tecnologia adatte ad esso. Ma questa e’ un’altro paia di maniche :P
April 10 2008 | Hardware | No Comments »
Restando in tema con il precedente articolo la Intel ha presentato un nuovo chip per l’architettura PATA/IDE denominato Z-P140 PATA. Il chip si presenta piccolissimo (12×18x1,8 mm, come vedete nella foto) e stima dei consumi che si aggirano attorno i 1,1 mW e 300 mW. La sua capacita’, per il momento, varia dai 2 ai 4 GB con la possibilita’, tramite un apposito controller, di arrivare a gestirne 4 nello stesso sistema.
Questo chip sara’ impiegato specialmente nei dispositivi mobile, senza pero’ denigrare i dischi SSD. A detta di Troy Winslow, dirigente del NAND Products Group di Intel, pero’ lo scopo di questa nuova architettura non e’ tanto raggiungere capacita’ di archiviazione sempre piu’ elevate (chiaro riferimento allo standard PATA-II di Samsung), ma di produrre un’architettura piu’ affidabile e prestante.
Per il momento l’unico vero handicap di questa proposta e’ l’aspetto economico, bensi’ si prevedono diminuzione dei prezzi di circa il 40% l’anno.
March 18 2008 | Hardware | No Comments »
SSD: per molti una sigla qualunque tra le tante inserite tra i produttori di computer, ma che in realtà nasconde l’adattamento di una tecnologia ampiamente sfruttata come unità di archiviazione di massa.
La parola SSD è un acronimo, che indica “Solid State Disk”, ovvero disco (rigido) allo stato solido.
Ora che siamo a conoscenza del significato di questa parola, concentriamoci sulla tecnologia impiegata: il supporto di memorizzazione FLASH; questo tipo di memoria, non è in se una novità nell’ambito informatico (è presente da molti anni nei dispositivi più disparati, come cellulari, schede madri, forni, tv, …), ma dati i recenti progressi nell’ambito dell’aumento della densità di memorizzazione, si sono aperte nuove frontiere per il suo utilizzo.
Come avrete notato, la maggior parte dei supporti di memorizzazione (ad eccezione dei microdrive, dei dischi rigidi portatili, dei supporti magnetici ed ottici) indica la scritta “FLASH”, ovvero indica che i dati verranno memorizzati in una memoria elettronica (di tipo FLASH).
A questo punto ci chiediamo come funziona questo tipo di memoria il quale funzionamento sembra molto complicato, ma in realtà non lo è più di tanto.
Questo supporto, come tutti i dispositivi digitali è essenzialmente composto da transistor, fino ad ora non sembra essere molto diverso da altri dispositivi, ma la differenza da altri componenti digitali sta nel tipo di transistor utilizzati per memorizzare: questi transistor, infatti sfruttano una serie di effetti fisici, tra i quali vi è l’effetto “tunnel”, che “imprigiona” una parte degli elettroni del segnale nella base del transistor, il quale poi si comporta come un interruttore, che fa passare corrente se c’è segnale sulla sua base.
E così il dato è memorizzato.
Ma cosa succede quando viene tolta la corrente? Al momento non sembrano esserci differenze tra questo tipo di memoria ed una ram qualunque…
Quando viene tolta la corrente, entra in campo un’altra peculiarità di questi transistor: dopo un opportuno trattamento in fabbrica, questi sono in grado di assorbire una quantità estremamente bassa di corrente dalla “cella” nella quale sono stati intrappolati gli elettroni facenti parte del segnale da memorizzare, quindi il dato (salvo difetti di fabbricazione, danneggiamenti o altri fattori esterni) può essere considerato memorizzato fino a quando la cella si scaricherà (la qualità produttiva influisce pesantemente sulla durata “off line” del dato, che in genere si misura in decine d’anni).
Quando viene ripristinata l’alimentazione al dispositivo, molto probabilmente le celle verranno ricaricate automaticamente, per assicurare una maggiore durata della memorizzazione.
Nella fase di lettura, invece vengono lette le uscite dei transistor, che in genere vengono raggruppati in celle da 4kB (quantità minima memorizzabile su un supporto di tipo flash).
Nel caso cui bisogni sovrascrivere un dato, la sovrascrittura è “intelligente”, ovvero non va a modificare i bit memorizzati nelle celle che si presentano uguali al segnale da memorizzare (quindi, se avessimo un dato 11001010 e volessimo memorizzare 00011010, verrebbe memorizzata solo la differenza tra i due, ovvero 00-1—-).
La tecnologia impiegata, però non presenta solo pregi, ma vi sono tre difetti principali:
- numero di memorizzazioni limitato
- lentezza nella scrittura
- costo del prodotto
Questi difetti, sono sempre stati i classici punti deboli di questa tecnologia, ma ora, grazie a nuove tecniche di produzione e di memorizzazione, sono stati notevolmente attutiti: si è passato dalle 1000 alle 10000 e più scritture sopportate dai transistor, la velocità di memorizzazione è in costante aumento (si è passati da alcuni kBps a 100 e oltre Mbps) ed il costo è in repentina diminuzione (per esempio, ora quanto costa una chiavetta usb flash da 2GB?).
Dopo aver brevemente spiegato come funziona questo tipo di supporto, ora passiamo al nocciolo della questione: cosa sono i dischi rigidi allo stato solido?
Il disco rigido allo stato solido è un normale disco rigido che, al posto di utilizzare un supporto magnetico, sfrutta la memoria flash come archivio.
Ora tutti si domanderanno: ma servono veramente i dischi rigidi allo stato solido?
La risposta è “dipende”: gli ssd, visto il loro costo per gigabyte, non saranno consigliabili per archiviare grosse mole di dati, però per la loro resistenza e velocità di lettura (che dipende in gran parte dal bus utilizzato), saranno interessanti per le applicazioni portatili, nelle quali, viste le continue sollecitazioni meccaniche, un disco rigido durerebbe poco, oppure anche in ambito di server web, dove la velocità di lettura, il basso consumo e la durata in termini di tempo è più importante del costo in denaro.
Alla fine, i vantaggi del disco ssd sono:
- Basso consumo.
- Illimitati cicli di lettura.
- Alta resistenza agli urti ed alle accelerazioni.
- Alta velocità di accesso ai dati e di lettura non sequenziale.
- Immunità ai campi magnetici.
- Temperatura operativa estesa (diciamo da -40°C a +50°C).
- Bassa produzione di calore.
- Alta durata operativa.
Gli svantaggi principali sono:
- Alto costo.
- Bassa capacità.
- Numero di scritture limitato.
- Bassa velocità di scrittura.
- Maggiore sensibilità alle scariche elettrostatiche.
Quindi, dopo questo articoletto, spetta a voi decidere se e come utilizzare i dischi ssd.
Autore: Pettenuzzo Marco
March 10 2008 | Hardware and Recensioni | No Comments »
Samsung ha annunciato l’introduzione nel mercato di un nuovo drive per la scrittura dei DVD chiamato Super-WriteMaster SH-S223. Questo nuovo dispositivo porta la scrittura dei formati DVD±R a 22x.
Chi credeva che l’attuale scrittura a 20x indicasse il limite massimo rimmarra’ stupito; in fondo le case produttrici sono piu’ impegnate a sviluppare drive per la gestione dei supporti Blu-Ray ed HD-DVD il che fa’ apparire ambiguo il prodotto della casa coreana. L’SH-S223 supporta inoltre la velocita’ di 12x per i DVD-RAM, 16x per i DVD+R DL, 12x per i DVD-R DL, 8x per i DVD+RW e 6x per i DVD-RW.
Statistiche alla mano, questo nuovo drive diminuirebbe il tempo di scrittura del 6% portandolo a 4′30″ per un supporto standard DVD±R mono strato. Tuttavia va’ indicato che nel mercato non esistono ancora formati DVD che supportino tale velocita’ di scrittura, almeno per ora.
Il prodotto verra’ commercializzato per la primavera in europa al prezzo di ~50 euro!
February 21 2008 | Hardware | No Comments »